sabato 27 settembre 2008


Poca memoria. Pochissima speranza


di Vittorio Nozza, Direttore nazionale di Caritas Italia


Restrizioni, ostacoli, barriere. Sono i segnali che arrivano dal Parlamento europeo e dal patto per l'immigrazione e il diritto d'asilo che dovrebbe essere adottato dal vertice europeo dei capi di Stato e di Governo del prossimo 15 ottobre. Con possibili eccezioni e corsie preferenziali per i lavoratori altamente specializzati. Un giro di vite anche in Italia sui ricongiungimenti e per i richiedenti asilo. Tolleranza zero contro gli irregolari, ma anche qui con eccezioni in base alle nostre convenienze. Tendenze che non meravigliano in questo primo segmento del terzo millennio in cui c'è sempre meno memoria e scarsa speranza. In cui la vita è sempre più "usa e getta", più che curata e vissuta. Con i deboli e i poveri costretti a pagare due volte. Le recenti parole del Papa, di compassione per le tragedie nelle quali si concludono i tentativi degli immigrati di approdare alle nostre coste e di appello ai Paesi occidentali affinché mettano in atto politiche di soccorso, sono però un invito a valutare criticamente le scelte che criminalizzano l'immigrazione indesiderata. Parole che devono interrogarci sulle contraddizioni delle politiche di chiusura delle frontiere e sulla necessità di prestare al fenomeno migratorio una maggiore e più qualificata attenzione e progettualità. Le migrazioni mettono a nudo principalmente due problemi: la giustizia distributiva e la giustizia politica. Circa il primo problema è palese che la povertà, il sottosviluppo e la disperazione di molte persone sono drammatici. Spesso queste situazioni portano le persone ad intraprendere rischiosi viaggi verso l'Europa, che per molti finisce con la morte. L'unica soluzione, a questa che è una vera tragedia umanitaria, è che i Paesi del primo mondo adottino politiche globali di giustizia redistributiva. L'appello del Papa all'Europa affinché accolga gli irregolari pone un secondo problema di giustizia politica. Cioè la capacità di parlare e operare di impasto tra dignità e giustizia. E qui la ricerca del bene comune, cioè la politica, deve fare la sua parte, riaffermando il primato della persona umana. La politica infatti è creazione di opinioni non tenute al guinzaglio dell'opinione corrente; è capacità e coraggio di influire sul giudizio politico dei cittadini; è azione capace di operare affinché si determinino cambiamenti nell'opinione pubblica imperante. Intristisce quando, dal mondo politico, arrivano segnali contrari che - per mitigare le frustrazioni di chi vede riflesse nell'altro, nel diverso le proprie insicurezze - alimentano un clima di paura e di intolleranza. Tanto che nella dimensione locale del vivere si accentuano tendenze di chiusura autarchica e di arroccamento sociale. Le solidarietà si accorciano sempre più, mentre si moltiplicano affermazioni, intenzioni e decisioni che incrementano l'orientamento ad attuare una sorta di principio di indesiderabilità per chi bussa alla porta e di riconduzione generalizzata dell'immigrazione alla questione sicurezza. Gli orientamenti corrono il rischio di essere oscurati da questa logica emergenziale, mentre alcune questioni di fondo attendono di essere definite in un quadro limpido di solidarietà e di legalità. È giusto infatti chiedere alla politica l'indicazione di un progetto fondato sull'equilibrio tra diritti e doveri, tra sicurezza e integrazione, che produca provvedimenti idonei ad affrontare i diversi profili di una questione che chiama in causa valori profondi del nostro modo d'essere e di rapportarci agli altri. La stessa Commissione europea ha definito l'integrazione come un processo continuativo e a doppio senso, basato su diritti e doveri che gravano tanto sugli immigrati che sulla società di accoglienza. Senza contare che ormai tutti parlano di un'Europa dei popoli, sia chi vorrebbe vedere accresciuto il peso dei popoli rispetto ai Governi, sia chi sostiene invece chiusure xenofobe e ritiene che essere popolo significhi avere un'eredità comune impermeabile ad ogni apporto esterno. Al riguardo ci si deve interrogare circa i cambiamenti culturali in atto. È evidente che il solo appello - pur necessario - ai valori presenti nella cultura istituzionale e nel diritto internazionale (si prenda il caso dell'asilo) non sono più considerati valori comuni. Esistono più voci, nell'informazione, nella cultura, nelle forze politiche, che spingono a forme più o meno raffinate, di diffidenza, intolleranza, contrasto, violenza. È urgente pertanto una rinnovata tensione e azione pedagogica. In quest'ottica deve essere chiaro che quando la Chiesa predica i valori di rispetto della dignità, solidarietà, condivisione tra i popoli, di incontro tra le culture e le religioni non fa battaglie politiche ma - a partire dai principi evangelici e dall'azione che dispiega giorno per giorno - precisa solo i presupposti sui quali la politica deve costruire. Si tratta di un contributo morale, culturale, di esperienza, di disponibilità del quale, a nostro avviso, la politica ha bisogno. (©L'Osservatore Romano 27 settembre 2008)

venerdì 19 settembre 2008

SABATO 20, ORE 12, MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA DEL PD DEL 2° MUNICIPIO A PIAZZA LEDRO

Nei giorni scorsi per ben due volte le lapidi dei martiri delle Fosse Ardeatine, Luigi Pierantoni e Raffaele Zicconi, situate a Piazza Ledro, sono state imbrattate e ricoperte di scritte ingiuriose.
A seguito di questi atti i gruppi del Partito Democratico e della Sinistra Arcobaleno del 2° municipio hanno presentato in Consiglio un ordine del giorno di condanna del gesto, che "riafferma l'adesione ai principi di libertà, democrazia e solidarietà sanciti dalla Costituzione repubblicana" e impegna il presidente del Municipio a rendere omaggio alle lapidi e a ricordare e far conoscere i valoricostituzionali. Nelle premesse dell'OdG si afferma di condividere le parole del Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Oggi in aula la maggioranza, composta solo da esponenti del PDL, ha bocciato questo ordine del giorno, di fatto bocciando così anche le parole dello stesso Presidente della Camera.
È un fatto gravissimo e che offende tutti i cittadini democratici. I gruppi municipali del Partito Democratico e della Sinistra Arcobaleno invitano tutti i cittadini democratici a rendere omaggio alle lapidi di Piazza Ledro

sabato 20 settembre alle ore 12 per non dimenticare e riaffermare i valori democratici ed antifascisti.

CHI NON HA MEMORIA NON HA FUTURO.
PER QUESTO SABATO ALLE 12 SAREMO IN TANTI.

martedì 16 settembre 2008

SIAMO BELLI PURE NOI!


Dal 17 al 21 settembre, freddo permettendo, si fa la festa al Parco Nemorense. Quest'anno siamo PD, non più DS, e quindi è cambiato il nome, è cambiato il partito, sono aumentate le difficoltà, è diminuita la partecipazione, ma dovremmo farcela anche nel 2008!

Ecco il programma:


Mercoledì 17 settembre
Apertura alle 18
con l’intervento di Massimo Rendina, presidente dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani)

ore 18.30: I cittadini incontrano i Consiglieri municipali del PD. Partecipano Marco Causi, commissione Bilancio della Camera, Umberto Marroni, capogruppo PD Consiglio Comunale
ore 21: Salviamo la scuola, Incontro con Maria Pia Garavaglia, ministro ombra dell’Istruzione
Partecipano: Silvia Costa, assessore regionale all’Istruzione, Paolo Masini,
consigliere comunale PD Commissione Scuola e Cultura

Giovedì 18 settembre
Ore 18: presentazione del libro
“Bisogna voler vincere. Per la comunicazione del Partito Democratico”, di Angelo Baiocchi (Ed. Ponte Sisto). Sarà presente l’autore
Ore 19: Incontro con il sen. Tiziano Treu
ore 20.30: Incontro con Nicola Zingaretti, presidente Provincia di Roma

Venerdì 19 settembre
Ore 18.30: Salva l’Italia, il PD risorsa per Roma e per il Paese
Incontro con Walter Tocci (deputato PD), Walter Verini (deputato PD), Riccardo Milana (segretario PD Roma), Marco Pacciotti (responsabile organizzazione ‘Salva l’Italia’)

Sabato 20 settembre
Ore 19: “Il mestiere di vivere”. Musica e parole a cento anni dalla nascita di Cesare Pavese

Domenica 21 settembre
Ore 11: Le nuove frontiere dell’immigrazione
Ore 18: Forum dei giovani democratici per le primarie del 18 ottobre
Ore 19: Intervento di Mario Ciarla, presidente PD Roma
Ore 22: Estrazione a premi

Tutte le sere si cena al ristorante gestito dai volontari dei Circoli Salario e Parioli


PARTECIPATE NUMEROSI!

martedì 3 giugno 2008

Il Pd, la Chiesa e la persona

Un articolo di Livia Turco - L'Unità del 3 giugno 2008

Conviene ritornare sul tema del rapporto tra il sentimento religioso e la politica. Vorrei farlo a partire da una considerazione, svolta da Massimo D’Alema al seminario di ItalianiEuropei, secondo cui la destra avrebbe vinto perché la migliore interprete di quel che si muove nel fondo della società occidentale.E perché capace di offrire una risposta che si basa sull’alleanza tra potere e religione. Questa affermazione, se collocata nel contesto della riflessione svolta, propone secondo me un terreno di discussione che va al di là del rapporto tra le gerarchie ecclesiastiche e la politica.Propone una riflessione che riguarda il rapporto tra il sentimento religioso e il sentimento di solidarietà sociale, di spaesamento culturale e di paura rispetto al rischio di perdita dell’identità e del ruolo della nazione che investe l’Europa rispetto ai processi di globalizzazione. Di fronte a ciò il cattolicesimo per molti cittadini è vissuto come una risposta di ordine, di identità, di senso. Con la sua proposta di centralità della famiglia, di dignità della persona, di morale sessuale, di dialogo tra interessi sociali diversi e di solidarietà. Non è un fenomeno solo italiano. La religione torna alla ribalta della sfera pubblica internazionale anche per l’esigenza che c’è di valori sostantivi, di risorse simboliche, di istanze positive capaci di fondare il senso della presenza individuale e collettiva. Si potrebbe obiettare che non c’è nulla di nuovo in questa constatazione, dato che storicamente il cattolicesimo costituisce un ingrediente della nostra identità nazionale. Non è così. Non solo perché i processi di modernizzazione e secolarizzazione che hanno riguardato anche il nostro Paese avrebbero potuto portare ad una marginalizzazione e ad una perdita di influenza della Pastorale cattolica. E in effetti in taluni punti della morale spirituale il messaggio della gerarchie ecclesiastiche non ha un riscontro maggioritario nel Paese, come nel caso della legge 194. La novità risiede nella capacità della Chiesa di proporsi come portatrice di un ordine sociale e di un’identità nazionale. Una proposta non calata dall’alto o affidata solo alle prese di posizione o interferenze della gerarchia ma costruita attraverso un rapporto capillare nella società italiana e nella vita quotidiana delle persone. Una Chiesa popolare, tanto più attraverso il pluralismo del suo associazionismo, che tante volte riempie i vuoti delle istituzioni e della politica. Offre aiuto, presenza, conforto e senso. Questo riproporsi del cattolicesimo come religione civile nazionale è frutto di un lungo cammino che iniziò con il pontificato di Wojtyla e con la stagione del Cardinale Ruini che partì dall’intento di saldare i valori cattolici con l’identità nazionale. Una religione che incida nella vita nazionale, sintetizzata nell’affermazione di Giovanni Paolo II «I cattolici non devono essere solo il lievito della società ma impegnarsi direttamente nella testimonianza per il bene comune». Ma anche una religione che accetta la sfida della modernità e che l’affronta sul suo stesso terreno, quello della visione dell’uomo e della sua collocazione nel Mondo. È quella che viene chiamata la svolta antropologica. La Chiesa vede delinearsi un uomo nuovo, dotato di conoscenze tecniche senza precedenti, svincolato da qualsiasi autorità morale, portatore di un’etica relativista, edonista ed utilitaristica. Accompagnare quest’uomo moderno, proporgli un’autorità morale ed un ordine sociale dotato di senso è ciò che la Chiesa si propone. Con la convinzione che nel mondo cattolico vi sia un patrimonio di valori, di pensiero, di modelli di comportamento capace di rappresentare delle risorse irrinunciabili se si vuole tenere insieme il Paese e arricchire la convivenza sociale. Il fatto nuovo di questi ultimi anni risiede nella diffusione di questa convinzione nel mondo laico e in quote crescenti di opinione pubblica, indipendentemente dal grado di adesione al cattolicesimo o a un altro credo religioso. È questo mutamento del cattolicesimo, che a sinistra abbiamo poco capito limitandoci ad una critica, talvolta difensiva, delle interferenze della Chiesa. Per esempio abbiamo poco discusso del documento preparatorio del centenario delle Settimane Sociali che ha il significativo titolo «Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano». Un tentativo efficace di proporre la Pastorale cattolica come ingrediente fondamentale per costruire una democrazia matura, da cui scaturisce una nuova e più impegnativa sfida per la politica e le istituzioni: la promozione del bene comune sollecita l’assunzione piena dell’etica della responsabilità dei diritti e dei doveri, valorizzando la dimensione relazione e della persona. Ma c’è anche un rischio. In che misura la dimensione pubblica della religione e la sua ambizione a rispondere alla crisi dell’uomo moderno, non si trasformano, da parte delle gerarchie ecclesiastiche, in tentazione di autosufficienza e di chiusura al dialogo? Di una supplenza all’intervento pubblico che, se risponde a problemi concreti, può configurasi anche come occupazione di spazi e di potere? Se è vero che il 14 aprile non c’è stato uno spostamento del voto cattolico a favore del centro destra, tuttavia questo proporsi della Chiesa e della Pastorale cattolica, come riserva etica del Paese e fattore di guida e rassicurazione, si è più facilmente incontrato con il posizionamento culturale del centro destra. Quest’ultimo ha raccolto, seppure in modo frammentario e incoerente, i temi etici e soprattutto ha assunto l’istanza secondo la quale la cultura giudaico-cristiana è fondamento di un rilancio dell’Europa nel Mondo. L’identificazione tra radice giudaico-cristiana dell’Europa e rilancio dell’Occidente per riaffermare il primato dei valori dell’Occidente sul Mondo. Questa operazione è molto chiara nel libro di Tremonti «La paura e la speranza». Non credo che il pensiero cattolico sia compatto nell’equazione «radici giudaico-cristiane, primato dell’Occidente, autosufficienza dei valori dell’Occidente». Anche nella forte dimensione universalistica della Chiesa. Ma quella saldatura è elaborata da un centro destra che vuole dotarsi di una coerente cultura politica. C’è un altro aspetto su cui porre l’attenzione. La perdita di autorevolezza della politica e la pratica, in senso riduttivo, della laicità, là dove essa ha rinunciato troppo spesso a proporsi come spazio di dialogo e reciproco riconoscimento per la costruzione di nuove sintesi. In questo contesto il rapporto tra gerarchie cattoliche e politica ha assunto tante volte la forma dello scambio tra interessi cattolici e potere politico. Ed è evidente la simpatia con cui le gerarchie ecclesiastiche e il Vaticano guardano alla nuova stagione del governo Berlusconi. La questione che sta di fronte al Pd è duplice. Promuovere una qualità nuova della politica che sia capace di essere utile ma anche amorevole e rassicurante.Attraverso la relazione con le persone. Per questo è importante non solo il radicamento nel territorio ma la costruzione di una forte relazione con tutti i mondi vitali e associativi che operano nella società. L’altra è la qualità del nostro progetto che deve essere di governo della società e capace di elaborare un nuovo umanesimo. Che assuma la persona umana quale fine e mezzo dello sviluppo economico e sociale.Un nuovo umanesimo che ritrovi linfa dall’universalismo dei valori europei e rilanci la funzione dell’Europa nel Mondo dimostrando che l’apertura può comportare nuove opportunità e anche nuove sicurezze.Un nuovo umanesimo radicato nel rispetto e nella fiducia della persona umana e nella consapevolezza che attraverso l’esercizio della responsabilità si possa coniugare sviluppo scientifico e tecnologico e cultura del limite. Questo nuovo umanesimo non potrà che avvalersi anche del contributo delle religioni, in particolare del messaggio cristiano che è di un umanesimo radicale.

giovedì 29 maggio 2008

SI RIPARTE DALLA CAMPAGNA DI ASCOLTO DEI CIRCOLI (sarà vero? vedremo...)

La Direzione cittadina del PD ha approvato un 'dispositivo' che dà indicazioni sull'attività del partito nelle prossime settimane:

"SI RIPARTE DALLA CAMPAGNA DI ASCOLTO DEI CIRCOLI
La Direzione romana del Partito Democratico ha chiuso i suoi lavori con l'acquisizione del seguente Dispositivo. La sconfitta del 28 aprile chiude un lungo ciclo di governo della città. La vittoria di Alemanno lo fa con la nettezza degli eventi che hanno una notevole portata. È compito del Partito Democratico di Roma aprire una fase di profonda riflessione sulle cause e le ragioni di un esito elettorale che rivela l’esistenza di profondi limiti nella capacità di leggere i cambiamenti maturati all’interno della società romana in questi 15 anni.

Per tale ragione, si propone l’avvio di una campagna di ascolto che individui come protagonisti i Circoli Territoriali del PD che costituiscono l’elemento principale di radicamento del Partito nei quartieri della città e che, come tali, dovranno essere rafforzati nei loro compiti e nelle loro funzioni.

Al termine della campagna di assemblee dei Circoli territoriali, aziendali e tematici a cui interverranno dirigenti nazionali, regionali e cittadini verrà riconvocata nuovamente la Direzione Romana che, basandosi sulle opinioni e sugli orientamenti maturati durante la fase di consultazione dei Circoli, avrà il compito di stabilire il percorso che porterà all’elezione del Segretario del PD di Roma e dei suoi gruppi dirigenti.

In questa sede si provvederà inoltre all’istituzione di una commissione di studio su Roma che elabori materiali atti ad una discussione di partito più approfondita e ad un confronto programmatico più puntuale e aperto alla società.

Si auspica che, in questa fase di grande difficoltà per il Partito, venga utilizzato il metodo delle elezioni Primarie per eleggere il Segretario romano che interpreti le volontà e le esigenze di una larga parte dell’elettorato romano che si riconosce nel PD (a partire da quei 690 mila elettori pari al 41% delle politiche, dalla vittoria di Nicola Zingaretti eletto Presidente della Provincia di Roma e dagli 11 Municipi vinti nella Capitale).
E’ necessario – da subito – organizzare il Partito all’opposizione, nelle istituzioni e nei territori. Una opposizione di idee e di contenuti che, attraverso grandi battaglie di innovazione, trasformi il PD nel principale e più credibile protagonista del futuro della città. Sarà la Festa de l’Unità di Roma che inizierà il 26 giugno ad aprire questa nuova stagione.

Infine, è auspicabile che venga previsto dal PD di Roma, un Coordinamento di Municipio come livello politico intermedio tra il Circolo Territoriale e la Federazione romana per garantire il coordinamento tra le varie realtà presenti sul territorio e un adeguato interfaccia istituzionale."

mercoledì 28 maggio 2008

Ferve l'attività al Circolo Salario!

I lavori al circolo procedono. no, non lavori di ristrutturazione, ma lavori di gruppo. O gruppi di lavoro, che dir si voglia... Una settimana fa abbiamo innanzitutto provato a raccogliere una delle istanze che più di frequente viene rivolta al partito: avere un luogo, o più luoghi, per discutere, riflettere, proporre. La voglia di confrontarsi è la cosa che maggiormente caratterizza i nuovi iscritti al PD, nuovi nel senso che non hanno mai avuto prima una tessera di partito. E così abbiamo tirato fuori la solita, vecchia proposta dei gruppi di lavoro, vecchia ma finora unica, nel senso che altre formule (certo, c'è anche il web, ma quanti tra gli iscritti più 'maturi' lo usano?) efficaci ancora non ne abbiamo viste. L'obiettivo di questi gruppi, tuttavia, non è teorico e neanche solo analitico o di riflessione: sui temi dei quali si discuterà, l'obiettivo è tirare fuori proposte concrete, costruire reti al di fuori del circolo, essere visibili e incisivi nelle questioni politiche nazionali così come della vita quotidiana e dei nostri quartieri. Ancora non sappiamo bene cosa ne verrà fuori, per adesso il fatto importante è che siamo partiti, e che il tentativo di dare voce ad una pluralità di 'voci' (...) si sta concretizzando, se è vero che il Pd nasceva anche per andare oltre il chiuso delle sezioni e aprirsi ai contributi di chi aveva voglia di avvicinarsi alla politica, ma trovava difficile farlo attraverso le formule tradizionali di DS e Margherita.
I gruppi neonati lavorano su:
- mercato del lavoro
- mobilità, ambiente, urbanistica
- laicità, etica pubblica, giustizia
- welfare, sanità, politiche sociali
- scuola, politiche culturali, ricerca
- immigrazione e cooperazione internazionale.
A breve avremo un primo calendario degli incontri futuri.
Intanto, speriamo bene! :-)

lunedì 3 marzo 2008

lunedì 25 febbraio 2008

Piazza Verbano


Il circolo nato a piazza verbano sulle ceneri della sezione DS per ora, dal punto di vista del nr degli iscritti, è un successo inaspettato: 1000! Certo, un po' di truppe cammellate, un po' di passaparola, ma soprattutto un sacco di gente che ci sta credendo, sul serio. Peccato che il circolo sia nato in prossimità della campagna, e che dunque non sia possibile, per il momento, creare gruppi di lavoro e di discussione, ma solo gruppi d'assalto all'indeciso. Comunque, è un bel via vai di persone, tutti i giorni, che vogliono fare, vogliono parlare, ascoltare ed essere ascoltare, avere risposte e proporre cose. Questo, devo dire, è al 99% merito di Veltroni, che fa politica ma sa parlare alle corde emotive delle persone, creando coinvolgimento e motivazione, e senso di appartenenza. Mi piace perchè ha avuto il coraggio di levarsi quella puzza sotto il naso tipicamente di sinistra per cui - siccome siamo i depositari della verità e dei contenuti - non abbiamo bisogno di 'comunicare', di interessarci ad avere un'immagine migliore, di parlare più facile e farci capire. Veltroni ha capito, ha anche studiato e si capisce, comunica bene, parla in modo immediato e comprensibile, e questo può solo farci bene. Poi, fa i suoi errori e le sue scelte non sempre condivisibili, ma tant'è, siamo tutti contenti di stare in campagna elettorale nonostante la consapevolezza di una sconfitta quasi certa...

lunedì 28 gennaio 2008

Adesso Veltroni

Ora bisogna assolutamente sostenere Veltroni. La sua scelta di affermare l'autonomia del PD alle elezioni è giusta, è l'unica che può dare un'immagine - ma anche la sostanza - di coerenza, linearità, pulizia. Mi pare che ne abbiamo tutti abbastanza di alleanze con agglomerati politici che possono vantare tra il 2 e il 3% dei voti e pure ti ricattano e ti tengono sotto schiaffo, gli strateghi. Certo, è una scelta difficile, che fa anche un po' paura. Ma tra la coperta di Linus delle alleanze senza costrutto, e la possibilità di cambiare comunque, anche dopo una sconfitta, il corso delle cose, è meglio la seconda ipotesi, a meno di non voler restare sempre in stato di minorità, culturale e politica.

"Walter e la strategia della speranza" - M. Giannini



Walter Veltroni. Un destino rinchiuso in due giorni. Di qui a mercoledì prossimo si decide la crisi di governo, si consuma la fine del centrosinistra, si compie il futuro del Partito democratico. Walter Veltroni lo sa bene. E per questo è determinato a combattere a viso aperto la sua battaglia. "Nelle prossime quarantotto ore si gioca tutto. Noi insisteremo per un governo tecnico-istituzionale che, in otto mesi o al massimo un anno, porti a termine le riforme necessarie a modernizzare il sistema, dalla legge elettorale ai regolamenti parlamentari. Questo chiederemo al presidente Napolitano. Con sincera speranza, ma senza troppe illusioni. Dobbiamo essere pronti ad affrontare anche lo scenario alternativo: le elezioni anticipate che, a giudicare dalla chiamata alle armi del centrodestra, sembrano più vicine". Il leader del Pd è appena rientrato da Firenze, dove ha lanciato l'ultimo appello al "senso di responsabilità nazionale di tutte le foze politiche", per riscrivere insieme le regole del gioco, "nell'interesse del Paese". Un appello che sembra destinato a cadere nel vuoto, visto l'abisso aperto da Berlusconi che rievoca ancora una volta la magica Piazza, rilanciando l'ultimatum fatale: "O elezioni subito, o milioni di persone si riverserannio a Roma". Veltroni naturalmente non condivide, ovviamente non apprezza. E in vista della salita al Colle, prevista per domani, non vuole ancora arrendersi del tutto alla deriva berlusconiana. Spera ancora che Napolitano riesca a convincere Marini ad accettare un incarico esplorativo. E spera ancora che il presidente della Camera riesca a sua volta a convincere il Cavaliere, in nome "dell'emergenza nazionale", a sostenere un "governo di scopo" che riscriva la legge elettorale e i regolamenti parlamentari, e poi porti il Paese alle urne.
Il sindaco parte da una convinzione: "Io non credo affatto che gli italiani siano entusiasti di tornare a votare adesso, in una situazione socio-economica così incerta, e con una paralisi politico-istituzionale così evidente. Ma soprattutto sono sicuro che gli italiani non vogliono ritrovarsi al governo del Paese, di qui a pochi mesi, un'altra coalizione di diciotto partiti, che può solo litigare senza decidere niente. Perché parliamoci chiaro, se si tornasse a votare subito, e se il centrodestra vincesse, Berlusconi si troverebbe prima o poi nelle stesse condizioni in cui si è trovato Prodi. E questo è esattamente quello che i cittadini temono di più". Ecco perché, anche se ormai appare un'impresa disperata, il Pd deve battersi comunque per sostenere un eventuale incarico a Marini. Ma Veltroni è un idealista pragmatico, e non vive nel mondo dei sogni. Se l'ipotesi principale resta quella del governo tecnico - istituzionale, lui sa bene che il Partito democratico deve essere pronto a gestire anche l'ipotesi subordinata, quella del voto anticipato. Non può non tener conto che questo è l'ordine categorico, impartito dal quartiere generale del Cavaliere e ormai condiviso dall'intero stato maggiore della rinata Casa delle Libertà. Compreso Casini, che non può più permettersi il lusso di votare insieme al centrosinistra un ipotetico "governo per le riforme". Il sindaco di Roma prende atto: "Berlusconi gioca a confondere le acque, e un minuto dice una cosa, due ore dopo dice l'esatto contrario. Ma è evidente che ormai il centrodestra punta tutte le sue carte sulle elezioni ad aprile...". E questa evidenza rende molto più stretti i margini di manovra del presidente della Repubblica. Per questo Veltroni deve prepararsi a raccogliere la sfida del voto anticipato. E se è vero, come dice l'unto del Signore, che "siamo già in campagna elettorale", allora il leader del Pd non si tira indietro: campagna elettorale sia. "A Berlusconi dobbiamo far pagare tutti i prezzi politici possibili. Prima decreta la morte della Casa delle Libertà, si inventa un sedicente Partito del Popolo, annuncia che andrà al voto da solo, definisce "ectoplasmi" gli ex alleati di An e Udc. Poi, di punto in bianco, rifonda l'antica alleanza, riaccoglie nella casa del padre tutti i reprobi, uccide il vitello grasso per Mastella, e forse persino per Dini". "E lo stesso prezzo politico - aggiunge il sindaco - dobbiamo farlo pagare anche a Fini. "Prima rompe con il padre-padrone di Forza Italia, dichiara finito il centrodestra, firma il referendum elettorale per correggere la "porcata" di Calderoli. Poi, di punto in bianco, restituisce con tutti gli onori la corona al sovrano di Palazzo Grazioli, torna sotto il tetto della Cdl, e soprattutto grida elezioni anticipate, "anche con questa legge elettorale". Tutti questi voltafaccia, giocati sulla pelle del Paese, "noi dobbiamo farglieli pagare: stanno rimettendo in piedi un caravanserraglio che finirà per andare da Tilgher a Mastella, e voglio vedere come faranno a reggere". In compenso, Veltroni sa perfettamente quello che deve fare il suo partito: "Lo confermo, il Pd va da solo". Va da solo alla Camera, e al massimo può puntare a qualche desistenza al Senato. Ma il dado della "vocazione maggioritaria" è ormai tratto, e indietro non si torna. "Su questo punto - osserva il leader - io vado fino in fondo. E' un'idea che avevo in testa fin dall'inizio, e ora siamo tutti d'accordo. Anche le prime reazioni di Prodi, dopo la caduta al Senato, sono assolutamente positive. Il partito è compatto, non c'è nessuna resa dei conti da fare, nessuna vendetta politica da consumare. C'è solo da andare avanti sulla strada che abbiamo intrapreso, che è l'unica che può cambiare il Paese, ed è l'unica che la gente apprezza davvero". Questa è l'altra convinzione del sindaco. La svolta maggioritaria del Pd è servita a far capire agli italiani che il rinnovamento è possibile. Che è finita davvero l'era del bipolarismo coatto e delle Armate Brancaleone messe insieme per vincere il giorno delle elezioni ma non per governare l'intera legislatura. "A Firenze, di fronte a Joschka Fischer e a Ségolène Royal, ho rilanciato la necessità di un ambientalismo del fare e non del vietare: è venuto giù il teatro. La gente ha capito il nostro messaggio, e reagisce bene al fatto che recuperiamo la nostra identità culturale e la nostra libertà programmatica". Convinto di questo consenso sociale, e della sua capacità personale di incarnare una leadership moderna, aperta e non ideologica, Veltroni pensa di poter battere il Cavaliere, anche se si andasse a votare subito. E' il primo a credere che esista un "veltronismo", che è valore politico e colore mediatico, capace di allargare il perimetro storico del vecchio Ulivo e di intercettare fasce di elettorato, in campo neutro e in campo avverso. Può darsi che abbia ragione. Può darsi che si sbagli. Ma la prova del budino, per il Pd, è l'unica possibile. "Del resto - ripete lui stesso - che alternativa abbiamo? Ci rimettiamo a fare l'alleanza con i comunisti e tutti gli altri cespugli? Avete visto che venerdì hanno già annunciato il no alle missioni militari? E avete visto che oggi Diliberto torna alla carica con la falce e martello?". No, basta con questi compromessi forzati che non portano da nessuna parte. Basta con un altro caravanserraglio, da opporre a quello berlusconiano. Basta con quello che Giulio Tremonti chiama il centrosinistra "salsiccia", tipo mutui subprime americani dove dentro trovi di tutto. C'è davvero "un'occasione storica per realizzare qualcosa di nuovo", e il leader non vuole lasciarsela sfuggire. Ai democratici non resta quindi che la "traversata nel deserto". Che può portare al governo, se quella di Veltroni non si rivelasse una pia illusione ma una scommessa vincente. Oppure può portare all'opposizione, il luogo dove "siamo allenati a stare da una vita", per usare la metafora dolceamara di D'Alema. Come il vecchio Pci si ritirò nell'orgogliosa "ridotta della diversità", così oggi il nuovo Pd si rinchiude nella fiduciosa trincea dell'autosufficienza. In tutti e due i casi, e per ragioni uguali e contrarie, una mossa ad alto rischio. Una scelta che ti può condannare a una lunga solitudine. Ma se davvero il centrosinistra è perduto, bisogna almeno salvare il Partito democratico.

giovedì 24 gennaio 2008

Col senno di poi


Prodi è un vero combattente. Un lottatore. Uno che ora mi rappresenta più di molti altri. La decisione di andare in Senato a prendersi la fiducia, o a perderla, è segno di coraggio, di forza, di onestà intellettuale, di trasparenza. Tutte cose che in tanti, compresi i vertici del pd, sembrano aver dimenticato completamente. Qualcuno, peraltro, non le ha mai conosciute... Io fino all'ultimo spero che le cose si sistemino. E' pazzesco che di fronte alle questioni che devono essere discusse e risolte, ci sia qualcuno che pensa che sia meglio chiudere l'esperienza di questo governo e andare a votare, tra l'altro col rischio che si verifichi al Senato la stessa situazione che oggi sta vivendo il centro sinistra... Molti attaccano il pd, lo segnano a dito come la vera causa dell'accresciuta instabilità del governo. Qualche dubbio ce l'ho anch'io, ma poi mi chiedo se è possibile continuare, in futuro, a dipendere dai capricci di partitini e partiticchi che non rappresentano nessuno se on la famiglia del segretario, e allora penso che Veltroni ha fatto comunque bene a forzare la mano sulla legge elettorale. Anche se, onestamente, credo che più che le norme, sia malato e corporativo il modo di fare politica in Italia, e quindi il problema sia molto meno superficiale delle regole formali che dobbiamo darci una volta x tutte. E poi, credo che il segretario, una volta eletto plebiscitariamente com'è avvenuto, dovesse occuparsi di lavoro, salari, qualità della vita, sostenere le liberalizzazioni, la riforma della sanità, nominare un bravo responsabile di università e ricerca...Insomma, altro...

Ma del senno di poi son piene le fosse.

martedì 22 gennaio 2008

Crisi di governo



Mai parole furono più preveggenti...

lunedì 21 gennaio 2008



Il contratto dei metalmeccanici, questo anacronistico oggetto che tuttavia ogni tanto torna alla ribalta della cronaca, è stato firmato. Era il 1996, o '97, che Rifkin già sosteneva 'la fine del lavoro', con questo riferendosi alla scomparsa, soprattutto, del lavoro manuale e in particolare, del lavoro operaio. Poi, a scombinare tutte le teorie, arrivano 7 operai di Torino (x non parlare di tutti gli altri) che pensano bene di morire tutti insieme nello stesso incendio in fabbrica. Apriti cielo, allora gli operai esistono ancora!?! Eh sì, esistono ancora, e ci rappresentano pure. O meglio, rappresentano tutti quelli che campano con 1100 euro al mese e che, nonostante il Veltroni-pensiero, non sono sullo stesso piano del loro datore di lavoro. Neanche per sbaglio. E neanche sullo stesso piano dei manager d'azienda, e neanche dei capi del personale. C'è qualche migliaio di euro al mese, e qualche stock option, di mezzo, tra gli uni e gli altri...